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A distanza di tredici anni dall’omicidio di Martino Marangia, imprenditore edile ucciso il 14 ottobre 2013 a Pulsano, arriva una svolta giudiziaria: sono stati arrestati il presunto mandante Anselmo Venere, 57 anni, e il presunto esecutore materiale Cosimo “Mimmo” Campo, anch’egli 57enne.
L’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip di Lecce Alcide Maritati, è stata notificata dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Taranto, guidati dal maggiore Gennaro De Gabriele e dal capitano Vito De Cesare. Le indagini sono state coordinate dai pm Milto De Nozza della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e Francesca Colaci della Procura di Taranto.
Questa mattina, a Buongiorno Taranto, il colonnello Marinucci ha commentato l’operazione: «Riuscire a dare giustizia in casi di morte violenta è un dovere. Non è solo un obbligo di mezzi, ma anche un obbligo di risultato nei confronti degli affetti della vittima. Ricostruire quanto accaduto era per noi un obiettivo imprescindibile».
Venere era già stato arrestato a dicembre nell’ambito di un’inchiesta sulle estorsioni nel versante orientale della provincia ionica. Proprio in quel contesto investigativo sono emerse intercettazioni decisive, che hanno confermato dichiarazioni rese in passato da alcuni collaboratori di giustizia, fino ad allora insufficienti per procedere.
L’arresto dei due indagati rappresenta un passo fondamentale in una vicenda rimasta sospesa per oltre un decennio. Un risultato che, come sottolineato dal colonnello Marinucci, restituisce un segnale di giustizia ai familiari della vittima e alla comunità.
L’articolo Una ferita lunga 13 anni: svolta nel caso Marangia proviene da Radio Cittadella Taranto | La Stazione Radio dei Due Mari.