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La decisione del sindaco di Taranto, Piero Bitetti, di firmare un’ordinanza che impone ad Acciaierie d’Italia Energia lo spegnimento della centrale termoelettrica dell’ex Ilva continua a far discutere. Il provvedimento, motivato dalla mancata presentazione del piano di riduzione delle emissioni richiesto dopo la Valutazione del Danno Sanitario 2024, impone lo stop entro 30 giorni, applicando il principio di precauzione per la tutela della salute pubblica.
A commentare la situazione è stato il dottor Roberto Giua, Ex direttore scientifico di Arpa Puglia, intervenuto a Buongiorno Taranto. Giua ha spiegato che la centrale non è un impianto recente e che al suo interno operano due sezioni principali, note come CET2 e CET3, una più datata e una più moderna. Entrambe producono complessivamente tra i 400 e i 500 MW di energia, destinata quasi interamente allo stabilimento siderurgico.
Il punto centrale, secondo Giua, riguarda il ruolo dei gas prodotti dallo stabilimento: «Parliamo di milioni di metri cubi di gas che non possono essere scaricati né bruciati liberamente. La centrale li utilizza per produrre energia. Se gli impianti CET2 e CET3 dovessero fermarsi, in breve tempo si fermerebbe anche lo stabilimento».
La questione, dunque, non riguarda solo gli aspetti ambientali e autorizzativi, ma anche la tenuta operativa dell’intero complesso industriale. L’ordinanza è stata trasmessa a Ministero dell’Ambiente, Prefettura, Arpa, Asl e Procura, aprendo una fase delicata che richiederà valutazioni tecniche, giuridiche e industriali.
La vicenda si inserisce in un contesto già complesso per l’ex Ilva, dove si intrecciano esigenze produttive, tutela della salute e obblighi normativi. Le prossime settimane saranno decisive per capire quali scenari si apriranno per la centrale e per lo stabilimento
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