Solo il 30 per cento dei cavallucci marini riesce a sopravvivere nel mar Piccolo: la causa principale della loro sparizione è la pesca di frodo.
È la stima realizzata attraverso le attività di monitoraggio che l’Università degli Studi di Bari ha effettuato sulle 250 specie Hippocampus hippocampus e Hippocampus guttulatus, che dal 2023, liberate nel mare nostrum, grazie al progetto di conservazione.
Un’operazione avviata dalla stessa Università in collaborazione con l’Acquario di Genova, il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Palermo e il comune di Taranto, che ha l’obiettivo di aiutare questa specie a riprodursi nel secondo seno del Mar Piccolo.
«I cavallucci per natura – ha detto Marco D’Adamo, direttore del parco naturale Regionale del Mar Piccolo- vanno alla ricerca di un appoggio come le reti da posta illegali che vengono gettate in mare più di una volta al giorno. Siamo consapevoli delle attività abusive e lavoriamo ogni giorno per cercare di contrastarle».
Definita come «specie bandiera» il cavalluccio marino rappresenta anche un indicatore di qualità dell’acqua e fino al 2016, solo nel mar Piccolo si contavano circa 300 mila individui, che a causa delle attività illegali ha subito un drastico calo pari al 90 per cento.
Quelli rilasciati ieri, infatti, sono 152 esemplari nati da alcune coppie prelevate dal mare di Taranto lo scorso anno e successivamente allevati presso l’Acquario di Genova.
«Il nostro lavoro – ha detto Laura Castellano, curatrice settore Mediterraneo dell’Acquario di Genova – è solo il primo passo verso la riproduzione naturale. La facilità dell’adattamento mostra un ecosistema pronto ad accoglierli con una ottima qualità delle acque per il ripopolamento».
Per l’occasione sono create tre microriserve protette all’interno del Parco Naturale Regionale del Mar Piccolo che si riflette sulla Scuola Volontari dell’Aeronautica Militare di Taranto.
«Abbiamo introdotto una lana di roccia – ha detto Pierluigi Loprete, Comandante Svam – che ha permesso di ricreare il microclima ideale per la crescita dei cavallucci marini».
Prima della liberazione, inoltre, ogni esemplare è stato fotografato su entrambi i lati del capo: una carta d’identità biologica che grazie all’Intelligenza artificiale permetterà ai ricercatori di riconoscerli nei prossimi 12 mesi di monitoraggio.
«Al momento – ha detto Marco Spoto ricercatore del Cnr Ios di Palermo – abbiamo il 60 per cento di precisione dei nuovi strumenti di campionamento, dei software meno invasivi che ci aiuteranno a valutare l’adattamento al nuovo ambiente naturale».