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lunedì 3 Agosto 2026

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Il mascherone apotropaico che per anni ha sorvegliato l’ingresso di Palazzo De Bellis oggi sembra respingere chi in quello stabile ha vissuto dal 2006. Dopo il blitz del 28 luglio, le quattro famiglie della città vecchia non hanno più potuto rientrare nemmeno per recuperare beni essenziali: vestiti, documenti, ricordi, farmaci. Da sei giorni vivono in un alloggio sociale ai Tamburi, accolti ma profondamente disorientati.

Rifiutano l’etichetta di “occupanti abusivi”. Raccontano che furono indirizzati in via Duomo vent’anni fa dalla giunta comunale dell’epoca, dopo i crolli tra via Paisiello e Arco Madonna del Pozzo che li costrinsero a lasciare la loro casa. Da allora hanno pagato bollettini, tasse, ottenuto la residenza. “Sulla carta siamo occupati senza titolo”, dice Franceschina. “Ma in realtà siamo l’effetto collaterale della malagestione.”

La loro casa originaria, oggi mostrata con orgoglio, è il simbolo di un legame profondo con la città vecchia: “La domenica ci svegliavamo con l’odore del sugo, la moka del caffè.” Oggi quel mondo sembra lontano. “Stanno creando una città fantasma. La gente viene, dorme e se ne va. Non rimarrà più nulla.”

Tra rinvii, promesse di sistemazioni e alloggi alternativi giudicati inagibili, la questione di Palazzo De Bellis resta aperta. Le famiglie chiedono solo di poter recuperare i propri beni, riavere la propria dignità e tornare a vivere nella città vecchia. Mentre Taranto si riappropria di un palazzo storico, la città vecchia rischia di perdere un altro pezzo della sua identità.

Servizio a cura di Valentina Castellaneta

L’articolo Palazzo De Bellis: “Non chiamateci abusivi” proviene da Radio Cittadella Taranto | La Stazione Radio dei Due Mari.