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venerdì 31 Luglio 2026

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La decisione della Corte d’Appello di Milano di fermare l’area a caldo dell’ex Ilva entro 90 giorni è stata accolta con entusiasmo dall’associazione Genitori Tarantini, che ha celebrato il decreto come un traguardo storico dopo un percorso giudiziario lungo e complesso. L’avvocato Scanio Mendoni, che insieme al collega Maurizio Rizzo Striano ha assistito l’associazione, ha sottolineato come la sentenza avrà “ripercussioni a cascata sulla salubrità ambientale di tutti i siti”.

Durante la conferenza stampa, più simile a una festa che a un incontro formale, sono state ricordate le storie che hanno accompagnato la battaglia legale. Tra queste quella di Alessandro, giovane malato di fibrosi cistica, che ha combattuto fino ai 16 anni contro la malattia e contro l’inquinamento dello stabilimento. Suo padre, Aurelio Rebuzzi, ha raccontato la promessa fatta al figlio: continuare la lotta che lui non poteva più portare avanti.

Secondo gli avvocati, la decisione dei giudici è stata influenzata anche dai dati epidemiologici che mostrano come mortalità e morbidità a Taranto siano superiori rispetto ad altre zone d’Italia. La sentenza rappresenta un punto di non ritorno per chi da anni denuncia l’impatto dell’inquinamento sulla salute dei cittadini.

Gli attivisti chiedono ora che Taranto venga rimossa dalla lista delle 16 “zone di sacrificio” mondiali e che la politica, insieme agli organi di controllo, trasformi il decreto in un reale miglioramento della qualità dell’aria e della vita. Dopo anni di rinvii, la magistratura ha indicato la direzione: spetta alla società civile e alle istituzioni non disperdere questa occasione.

Servizio a cura di Valentina Castellaneta

L’articolo Genitori Tarantini: dopo la vittoria ora pretendiamo trasparenza proviene da Radio Cittadella Taranto | La Stazione Radio dei Due Mari.