TARANTO – Cifre che non lasciano spazio a interpretazioni e che certificano lo stato di gravissima sofferenza finanziaria ed operativa in cui versa Acciaierie d’Italia. A tracciare la mappa del dissesto è la relazione semestrale chiusa al 30 giugno 2026, firmata dai tre commissari straordinari Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli.
Il quadro contabile è drammatico: la posizione debitoria complessiva sfiora i 8,5 miliardi di euro, a fronte di una perdita costante che si attesta attorno ai 92 milioni di euro al mese. A fronte di costi di produzione che sfiorano l’imponente cifra di 1,5 miliardi di euro — di cui 415 milioni destinati all’acquisto delle materie prime e quasi 200 milioni per il costo del personale (oltre 32 milioni mensili) — l’azienda si trova a fare i conti con casse praticamente vuote. La liquidità totale ammonta ad appena 189 milioni di euro, ma la quota realmente disponibile per la gestione operativa si ferma a meno di 177 milioni.
Sul fronte produttivo, il gigante siderurgico è un gigante d’argilla quasi del tutto fermo. Gli impianti dell’area a caldo si trovano attualmente in fase di riscaldo e all’interno del perimetro aziendale di Taranto prestano servizio appena 2.000 lavoratori sui 7.800 complessivi. Tutti gli altri dipendenti sono attualmente collocati in cassa integrazione o smaltiscono ferie forzate.
La situazione rischia però di peggiorare ulteriormente a breve: si attende infatti la presentazione di una nuova istanza per l’estensione della cassa integrazione che a Taranto andrebbe a toccare quasi 7.000 lavoratori, lasciando all’interno della fabbrica una presenza simbolica di appena un migliaio di persone. Di questo nodo cruciale si discuterà il prossimo 27 ottobre a Palazzo Chigi, nel corso di un vertice ad altissima tensione tra il Governo, le istituzioni locali e le sigle sindacali.
Servizio a cura di Enzo Ferrari
L’articolo Accierie d’Italia: la voragine dei debiti proviene da Radio Cittadella Taranto | La Stazione Radio dei Due Mari.