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domenica 19 Aprile 2026

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Il porto di Taranto avrebbe dovuto rappresentare la grande occasione per emancipare l’economia della città dalla dipendenza storica dalla grande industria siderurgica. All’inizio degli anni Duemila, l’arrivo di Evergreen aveva alimentato l’idea di una svolta epocale: Taranto come nuovo polo logistico del Mediterraneo, capace di attrarre traffici, investimenti e nuove opportunità. A distanza di un quarto di secolo, però, il bilancio è tutt’altro che positivo.

Evergreen è andata via, altre occasioni sono state perse e la concessione a YILPORT, invece di segnare un rilancio, è diventata per molti una beffa. Il molo polisettoriale è oggi quasi inutilizzato, il traffico container non è mai decollato e perfino la movimentazione industriale, un tempo sostenuta dal siderurgico, si è ridotta ai minimi termini. La crisi dell’acciaio ha amplificato un vuoto già evidente, mentre i dati più recenti confermano la difficoltà strutturale dello scalo: a febbraio i traffici hanno registrato un calo del 32% rispetto allo stesso mese del 2025.

In questo scenario complesso si inserisce il nuovo Piano Operativo Triennale presentato dal presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Giovanni Gugliotti, che punta a ridisegnare il ruolo del porto attraverso una strategia centrata sulla transizione verde. 

L’obiettivo è trasformare Taranto in un hub energetico, con investimenti dedicati all’eolico offshore – 28 milioni stanziati dal Governo – e con la possibilità di ospitare nelle aree retroportuali impianti per la produzione di idrogeno verde.

Il piano prevede inoltre lo sviluppo dell’intermodalità per ridurre la dipendenza dal traffico industriale, nuovi dragaggi, la riqualificazione degli ormeggi, un impulso al trasporto ferroviario e alle autostrade del mare, oltre a un’attenzione crescente al settore crocieristico, con la realizzazione del nuovo terminal passeggeri.

Non mancano però le critiche, in particolare da parte della CGIL. Il segretario generale Giovanni d’Arcangelo denuncia l’assenza di una visione chiara e condivisa con il territorio, sottolineando come il Governo non abbia avviato un confronto reale con le parti sociali.

 Il paragone con Civitavecchia, dove è stato presentato un progetto avanzato per un parco eolico offshore di tipo floating, diventa inevitabile. D’Arcangelo solleva inoltre dubbi sull’investimento da 61 milioni per il nuovo bacino galleggiante dell’Arsenale, chiedendosi se questo intervento possa sottrarre risorse ai 28 milioni destinati all’eolico offshore nel porto di Taranto, magari dirottandoli proprio verso Civitavecchia. La critica più dura riguarda però l’impatto occupazionale: nonostante i milioni annunciati, secondo la CGIL non è stato creato un solo posto di lavoro aggiuntivo e nessuna delle crisi aziendali del territorio ha trovato soluzione.

Il porto di Taranto resta così sospeso tra passato e futuro, tra promesse mancate e nuove ambizioni. Il Piano Triennale prova a indicare una direzione, ma la sfida vera sarà trasformare gli investimenti in sviluppo concreto, lavoro stabile e opportunità reali per un territorio che da troppo tempo attende una svolta. Taranto non può più permettersi un’altra occasione perduta.

Servizio a cura di Enzo Ferrari 

L’articolo Porto di Taranto: il nuovo piano punta sulla transizione verde proviene da Radio Cittadella Taranto | La Stazione Radio dei Due Mari.