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A febbraio il Tribunale di Milano ha accolto le richieste delle associazioni e dei cittadini, imponendo lo stop alla produzione dell’ex Ilva a partire dal 24 agosto, qualora entro quella data l’Autorizzazione Integrata Ambientale non venga modificata e integrata nei punti rimasti irrisolti dal Governo. Una decisione che ha riaperto il dibattito sul futuro dello stabilimento e sulla tutela della salute pubblica.
Per comprendere gli sviluppi della vicenda, abbiamo ascoltato l’avvocato Ascanio Amenduni, che in questi giorni segue l’incrocio delle notifiche degli appelli. Da un lato c’è l’appello presentato dalle associazioni e dai cittadini, che chiedono di rafforzare il provvedimento del Tribunale rendendolo più immediato ed efficace; dall’altro quello degli avvocati delle ex acciaierie, che puntano invece a far cadere la decisione dei giudici milanesi.
Amenduni prevede che il procedimento davanti alla Corte d’Appello sarà relativamente rapido: «Tutti i documenti sono già agli atti – spiega – quindi la Corte dovrà semplicemente decidere se il Tribunale di Milano ha operato bene, in toto o solo in parte, e correggere eventuali manchevolezze. Oppure potrà annullare il provvedimento. Tutto può accadere».
La decisione della Corte d’Appello rappresenta un passaggio cruciale: da essa dipenderanno non solo i tempi e le modalità di adeguamento dell’AIA, ma anche il destino produttivo dello stabilimento e l’impatto sulla città di Taranto. Un equilibrio delicato tra esigenze industriali, tutela ambientale e diritti dei cittadini, che ancora una volta torna al centro del confronto giudiziario e politico.
L’articolo Ex Ilva: la Corte d’Appello decide il futuro dello stabilimento proviene da Radio Cittadella Taranto | La Stazione Radio dei Due Mari.