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«Era già tutto previsto», scriveva Riccardo Cocciante. E a Taranto, la previsione si è avverata: attorno al nuovo ospedale San Cataldo sta nascendo una cittadella che rischia di trasformarsi nell’ennesima operazione di consumo di suolo, mentre la città continua a perdere abitanti a un ritmo di circa 2.000 l’anno.
La Gazzetta del Mezzogiorno riporta i progetti che circondano il nuovo ospedale: edifici destinati a corsi universitari, uffici amministrativi e persino una scuola dell’infanzia per i figli dei lavoratori del polo sanitario. Un’espansione che richiederà nuovi servizi, nuove infrastrutture e nuovi costi per un Comune che non naviga in acque serene.
Eppure, tutto questo era intuibile fin dall’inizio. Il San Cataldo, infatti, era originariamente destinato al quartiere Paolo VI, in un’area già urbanizzata, servita e pronta a diventare un vero polo sanitario tra la Cittadella della Carità e l’Ospedale Moscati. Una scelta razionale, poi ribaltata sfruttando cavilli burocratici che hanno portato l’opera verso San Giorgio, poco oltre il contestato comparto 32. Chiusa quella porta, ora si apre un nuovo varco.
Nel frattempo, il Comune ha affidato a una società di ingegneria di Massafra la progettazione del prolungamento della BRT fino al nuovo ospedale. E già si registrano i primi incidenti: un automobilista finito su una fermata BRT in corso Umberto, un altro che ha urtato le nuove strutture a centro strada. Episodi che fanno temere che non saranno gli ultimi.
La vicenda del San Cataldo racconta una città che continua a espandersi verso l’esterno, mentre i quartieri storici e il Borgo vivono una lenta agonia. Una scelta urbanistica che rischia di pesare per anni, sia sul territorio sia sui conti pubblici.
Servizio a cura di Enzo Ferrari
L’articolo San Cataldo: da incompiuto a testa d’Ariete proviene da Radio Cittadella Taranto | La Stazione Radio dei Due Mari.