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Uno spazio di 2,30×4,30 metri: le dimensioni esatte di una cella. Da qui nasce la mostra “2,30×4,30 – Libertà condizionata”, un progetto che dà voce ai detenuti in esecuzione penale esterna seguiti dall’associazione Noi e Voi. L’esposizione, allestita a Casa Madre Teresa nel quartiere Paolo VI, è un percorso immersivo che permette ai visitatori di entrare simbolicamente in quello spazio ristretto, spesso angusto, che definisce la quotidianità di chi vive una condizione detentiva.
Quindici ragazzi del centro socio-rieducativo “Fieri Potest” hanno lavorato per mesi su un tema complesso e universale: la libertà. Attraverso diversi linguaggi artistici – fotografie, installazioni, testi, disegni – hanno raccontato il proprio passato, affrontato il presente e immaginato un futuro possibile. Un lavoro che, come ha spiegato Adriano Lupoli, ha generato emozioni profonde: “È stato un laboratorio che mi ha dato tanto. Mi ha fatto sentire più libero, internamente ed esternamente”.
La mostra nasce dalla collaborazione tra l’associazione “Noi e Voi” e il collettivo “Sano Sano”. L’obiettivo è chiaro: mostrare le persone dietro la condizione giuridica, restituire dignità, ascoltare storie che spesso restano invisibili. “È un lavoro di introspezione – spiega Elisabetta Calabrese, pedagogista dell’associazione – un modo per riconnettersi con il proprio sé bambino. L’arte diventa educazione, cura, possibilità”.
Il fotografo Dario Miale sottolinea come il progetto permetta di superare la distanza tra chi osserva e chi è osservato: “Dietro ogni detenuto c’è una persona che ha diritto di dire la sua”.
Il percorso espositivo invita a riflettere sul confine – fisico e simbolico – che separa e definisce. Un confine che la mostra prova a spezzare attraverso il racconto, la creatività e l’incontro. Come ricorda don Francesco Mitidieri dell’associazione Noi e Voi, “immergersi in questa realtà permette di avere uno sguardo nuovo, lontano dai pregiudizi e dalle narrazioni superficiali”.
“2,30×4,30 – Libertà condizionata” non è solo una mostra: è un invito a vedere, ascoltare e comprendere. Un viaggio che parla di errori, ma anche di possibilità. Di limiti, ma anche di spiragli.
Servizio a cura di Federica Pompamea
L’articolo “2,30×4,30”: la mostra che porta Taranto dentro il mondo penale proviene da Radio Cittadella Taranto | La Stazione Radio dei Due Mari.